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Gibì Fabbri e Piacenza: amore a prima vista

STAGIONE 1974/1975

 

SERIE C girone A

 

GIBI’

 

Nonostante il quinto posto ottenuto dal terzo Piacenza targato Cella, Loschi non riconferma il tecnico bobbiese, ritenuto inadatto ad un campionato di vertice. Il presidente è convinto di aver scovato l’uomo giusto per rifare grande il Piacenza: si tratta di Giambattista (Gibì) Fabbri. Ferrarese dalla parlantina sciolta, predica un verbo calcistico nuovo per l’epoca, in ossequio ai dettami del “calcio totale” di matrice olandese: terzini a stantuffare sulle fasce, movimento continuo e ricerca del gol a costo di scoprire la difesa. Assistito dal solito Tonino Canevari, chiede e ottiene elementi di sua completa fiducia: del Piacenza di Cella rimangono solo Lazzara, Secondini, Righi e Gottardo. Spuntano Pasetti, libero con licenza di offendere, il terzino fluidificante Manera, le mezzeali Regali e Gambin (un vecchio pallino di Gibì), l’ala Valentini e soprattutto il bomber Zanolla, cecchino di razza. I biancorossi non sono favoriti, ma, nonostante un avvio-shock (0-2 con il S.Angelo), cominciano ben presto a carburare e a far sentire tutto il peso della loro schiacciante supremazia. Il Piacenza di Fabbri è un’autentica macchina da gol, capace di mandare a segno tutti gli effettivi e tre uomini (Zanolla, Gambin e Gottardo) in doppia cifra; e capace di entusiasmare un pubblico non più abituato a divertirsi, creando un feeling che passerà alla storia. Il ritorno tra i cadetti assume i contorni di una cavalcata trionfale, suggellata dal tennistico 6-2 al Belluno e da numeri da record: 69 gol fatti, 57 punti, 24 vittorie. Numeri di una stagione unica.

 

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