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Moretti

 

Il debutto del giovanissimo Daniele Moretti è una delle poche note liete della stagione

 

STAGIONE 1988/1989

 

SERIE B

 

Archiviata l’agitata salvezza ottenuta con Rota, il Piacenza nell’estate 1988 volta pagina su tutta la linea. Garilli opera una sterzata di fronte alle critiche per il cosiddetto “non-gioco” del Titta: il nuovo tecnico è Enrico Catuzzi, parmigiano, reduce da una stagione non esaltante a Bari e tra i pionieri della zona portata alla ribalta da Arrigo Sacchi. La squadra viene ridisegnata su sua precisa indicazione dal dottor Brolis: arrivano elementi con dimestichezza con il nuovo gioco, e soprattutto già rodati in serie B per evitare il ripetersi delle ingenuità dell’anno precedente. Torna Beppe Signori dal Trento, arrivano Masi, Russo, Galassi e Scaglia, mentre viene smantellato il gruppo legato ai successi di Rota, forse a torto ritenuto ormai logoro: vengono ceduti Comba, Nardecchia, Tomasoni, De Gradi, Snidaro e Simonetta. Non parte invece il pezzo pregiato, Armando Madonna, protagonista del giallo di mercato dell’estate: lo cercano Lazio, Como e soprattutto Napoli, il “Mindo” vuole la serie A ma Luciano Moggi fa dietrofront all’ultimo e il trasferimento sotto il Vesuvio sfuma. Madonna mugugna, poi si convince e rilancia firmando un rinnovo biennale, con la promessa di essere ceduto alla prima occasione. A fine agosto Brolis viene sostituito da un direttore sportivo in veste ufficiale (figura sempre avversata da Rota): è Gianpietro Marchetti, proveniente dalla Triestina e consigliato dallo stesso Brolis.

C’è fiducia attorno al nuovo Piacenza, rinforzato anche dal mediano Mileti chiesto da Catuzzi. Il Brescia di Guerini cade alla Galleana all’esordio, sembra un buon auspicio. Invece il successivo tracollo di Messina (4-1), unito a due rovinose sconfitte interne maturate in zona Cesarini con Catanzaro e Avellino, aprono ufficialmente la crisi, prima di risultati e quindi anche di gioco. La difesa soffre e l’attacco non punge, si prova a rimediare a ottobre con l’ingaggio di Maurizio Iorio, centravanti ex Bari, Verona e Roma che con Catuzzi ha dato il meglio di sé. Marchetti imbastisce un maxi scambio con l’Atalanta: acquista Compagno e Osti, agli orobici vanno Serioli e capitan Madonna, che torna a casa dopo cinque anni. La scossa non arriva, è un Piacenza geometrico ma timoroso, con poca personalità e appiattito nella testa prima che nelle gambe. Catuzzi viene esonerato all’indomani di un rocambolesco 2-2 interno contro l’Ancona: è il primo cambio di allenatore dell’era Garilli. Gli subentra Attilio Perotti, una vita nel settore tecnico del Genoa, e per prima mossa ripudia la zona. La squadra ha un sussulto tra dicembre e marzo: batte il Padova, poi vince anche a Parma e Catanzaro e comincia a fiutare la zona salvezza. Ma il crollo di Monza nello scontro diretto (3-0) tarpa le ali alla rimonta e mette a nudo paurosi limiti di personalità e concentrazione. A questo si aggiungono contrasti tra Perotti e alcuni giocatori, che non hanno accettato il nuovo tecnico: in quattro (Iorio, Scaglia, Mileti e Colasante) vengono messi fuori rosa, salta il coperchio su uno spogliatoio ormai spaccato. Subentra la rassegnazione ed esordiscono in prima squadra diversi giovani della brillante Primavera di Gottardo mentre la squadra scivola progressivamente all’ultimo posto, con il peggior attacco e il maggior numero di sconfitte del campionato. Unici lampi di un finale triste sono la vittoria nel derby del Po firmata Signori, le buone prestazioni del giovane Manighetti e il debutto di un ragazzo destinato a segnare gli anni Novanta: Daniele Moretti.

 

  

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