LO SPAREGGIO: L.R. VICENZA – PIACENZA 3-1 dts

Firenze, stadio Comunale, 16 giugno 1985

 

IL TABELLINO

 

L.R. VICENZA: Mattiazzo, Pallavicini, Pasciullo, Montani, Mazzeni, Mascheroni, Nicolini, Filippi (55’ Bertozzi), Messersì (76’ Mariani), Cerilli, Rondon. A disposizione: 12 Maiani, 13 Lucchetti, 14 Schincaglia. All. Giorgi.

PIACENZA: Lorieri, Fontana, Azzali (70’ Madonna), Carlo, Reali, Comba, Snidaro, Valoti, Crialesi, Foscarini (46’ Pertusi), Serioli. A disposizione: 12 Savorani, 13 Di Nicola, 15 Filosofi. All. Rota.

ARBITRO: Amendolia di Messina.

Marcatori: 63' Cerilli (V), 76' Carlo (P), 93' Rondon, 95' Mascheroni (V).

 

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Giocarsi una stagione in una partita. Per la prima volta nel dopoguerra (dopo il precedente col Fanfulla nel 1938) i biancorossi sono costretti a uno spareggio in questi termini, non considerando i mini-gironi del 1952 e 1963. Di fronte ai “ragazzi terribili” di Rota una delle grandi favorite del campionato, il Vicenza del giovanissimo Roberto Baggio (peraltro appiedato da un grave infortunio). Due squadre che arrivano al momento della verità con credenziali quasi opposte.

I veneti, appunto, da favoriti: una grande campagna acquisti, l’obiettivo dichiarato della promozione pretesa dalla piazza dopo quattro stagioni di purgatorio in terza serie. Il Piacenza di Rota, neopromosso dalla C2, ha puntato su molti giovani e qualche chioccia per un campionato tranquillo e ha finito per lottare per la promozione, sfuggita per una sconfitta balorda rimediata a Carrara tre settimane prima.

I giorni che precedono lo spareggio sono una guerra di nervi. Se il Piacenza affronta la sfida con la serenità di chi ha già fatto più del previsto, il Vicenza non può e non deve fallire. Tanto per cominciare, spinge e ottiene che la partita si disputi a Firenze, rifiutando categoricamente altre sedi più comode nel Nord (si parlava di Brescia o Milano) e costringendo le tifoserie a una trasferta massacrante. A voler fare della dietrologia, si noti che Roberto Baggio era già stato ceduto alla Fiorentina...

“L’atmosfera era favorevole al Vicenza” dirà più tardi il giornalista piacentino Armando Alessandri. Ai tifosi veneti viene anche assegnata la più prestigiosa curva Fiesole, i supporter biancorossi accorsi in massa (circa cinquemila) devono assieparsi nella curva Ferrovia. Rota ritocca la  formazione che aveva battuto la Spal con i rientri dello stopper Carlo e di Azzali in difesa al posto di Rossi. Filosofi siede in panchina, Mastropasqua è ancora ko e lo sostituisce nelle vesti di libero e capitano Gianfilippo Reali, l’uomo-chiave dello spareggio “oscuro”, e che, ironia della sorte, disputerà “la miglior partita stagionale” secondo “Libertà”.

È difficile raccontare una partita del genere sapendo a posteriori quello che era successo, emerso un anno dopo nell’ambito dello scandalo Totonero-bis. Tante situazioni finiscono per essere rilette in altra luce (compresa la sconfitta di Carrara, dove l’errore decisivo fu proprio di Reali), dimenticando che la partita fu tale da consentire recriminazioni e sensazioni di scippo già a caldo. I biancorossi nostri non soffrono la (presunta) superiorità del Vicenza: sono giovani, corrono, stanno bene fisicamente e di testa, mentre i veneti finiscono la gara praticamente sulle ginocchia. Ma vincono.

Vincono anche perchè, al di là di tutto, ci mette del suo l’arbitro, Amendolia di Messina, futuro internazionale. Perchè dopo la prima palla-gol del Vicenza (Lorieri in uscita-kamikaze su Nicolini lanciato a rete), sorvola clamorosamente su un atterramento di Azzali, pure lanciato a rete da Foscarini. Il Vicenza soffre nei suoi uomini-chiave, solo il bomber Rondon si mantiene costantemente pericoloso. Rota fiuta il colpaccio e manda in campo Pertusi per Foscarini, non al meglio. In avvio di ripresa sono scintille: Mazzeni approfitta di uno svarione di Reali e colpisce in pieno la traversa, un minuto dopo si grida allo scandalo. Serioli parte in slalom, salta due avversari e il portiere Mattiazzo che lo aggancia platealmente in area. È un rigore colossale, Amendolia non fa una piega. La tensione è altissima, Carlo carica Mattiazzo in uscita e si accende una mezza rissa. Poi al danno si aggiunge la beffa: Cerilli (mai a segno in campionato) inventa un siluro da fuori area e per il Piacenza si fa dura. Rota getta nella mischia Madonna, e il meritato pari arriva sei minuti dopo: su corner di Crialesi sbuca Carlo, lo stopper che voleva fare il bidello, e incorna a rete sotto la curva dei tifosi piacentini. Adesso ci si crede, Giorgi si copre le spalle con Mariani e si va ai supplementari. Dopo 4’ succede il patatrac: Reali esce a chiudere in fascia su Montani, il cross trova Rondon ovviamente solo e maestoso davanti a Lorieri che ribatte una prima volta ma capitola sulla ribattuta e il Vicenza torna in vantaggio. Con i biancorossi sbilanciati in avanti arriva anche il terzo gol in contropiede con Mascheroni. Adesso è proprio finita, nonostante l’arrembaggio finale e un’occasione sui piedi di Crialesi sventata da Mattiazzo. Il Vicenza sale in serie B, il Piacenza esce a testa alta ma con tanta rabbia e tanti sospetti che diventeranno realtà quando, un anno dopo, il presidente veneto Maraschin confesserà di aver pilotato la partita.

 

              

 

 

I tifosi piacentini accorrono in massa a Firenze per assistere ad una delle pagine più nere della storia del Piacenza. Nella foto, i supporter biancorossi assiepati nella vecchia curva “Ferrovia”.  A destra,  il libero vicentino Mascheroni (autore del terzo gol veneto) in azione nello spareggio

 

 

Il titolo di “Libertà” del 17 giugno. Nessuno ancora sa di quello che è successo dietro le quinte.

 

 

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