Stadio “Leonardo
Garilli”
|
|
|
|
Denominazione: Stadio Comunale Stadio Leonardo Garilli (dal 26/1/1997) Capienza: 15.000 circa (originaria); 21.608
dal 1993; 17.800 dal 2007; 10.000 dal 2011 Dimensioni: 105 x 65 m Periodo: dal 1969 a oggi Prima partita: 31/8/1969, Piacenza-Torino 1-1 (Coppa Italia) |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Plastico del primo progetto del
1956 (sopra) e del progetto effettivamente realizzato (sotto) |
Costruito
in tempi brevissimi, grazie all’ampio uso di elementi prefabbricati, lo
stadio della Galleana
(ufficialmente stadio Comunale, e dal
gennaio 1997 intitolato a Leonardo
Garilli) si proponeva in origine come una struttura moderna ed
efficiente, per superare i limiti di Barriera Genova: capienza ampliata a
12.000 posti a sedere (15.000 spettatori di massima contando i posti in
piedi), illuminazione, pista di atletica finanziata dal CONI, posizione
favorevole alla periferia della città. L’inaugurazione effettiva risale alla
partita di Coppa Italia contro il Torino, il 31 agosto 1969; la cerimonia
ufficiale avvenne tre settimane più tardi, in occasione di Piacenza-Perugia
(debutto casalingo nel campionato di serie B 1969/70), alla presenza del
sottosegretario al Turismo Franco Evangelisti. |
|
|
|
|
|
|
Lo stadio durante Piacenza-Cesena del 12 aprile 1970 |
Già nei primi
anni di vita dell’impianto cominciarono a sorgere alcune critiche: il difetto
principale veniva individuato, allora come oggi, nell’eccessiva distanza
delle tribune dal campo, a causa della pista di atletica. Inoltre è stato a
lungo ritenuto sovradimensionato, nonostante alcuni “pienoni” in coincidenza
con partite-clou: basti pensare ai 13.000 spettatori nel derby col Parma del
1973 o ai quasi 17.000 nella partita contro il Genoa del 1975. Con la
promozione in serie B del 1987 si cominciò a parlare di lavori di
adeguamento, per portare la capienza intorno ai 30.000 posti con la creazione
di una nuova gradinata coperta (gli attuali Distinti), l’innalzamento delle
basse curve in muratura e il riempimento degli ampi vuoti tra i vari settori.
Un progetto ambizioso, che avrebbe conferito alla “Galleana”
un aspetto simile a quello di San Siro con due anelli ininterrotti, ma
sproporzionato rispetto all’affluenza media del periodo (circa 5.000
spettatori) e destinato a perdersi nei meandri burocratici. |
|
|
|
|
|
|
Negli anni
Ottanta iniziò ad emergere un’altra questione, quella di conferire
all’impianto una denominazione ufficiale intitolandolo a una personalità di
spicco dello sport locale. Nel 1986 a due mesi di distanza l’uno dall’altro
morirono Edgardo Franzanti, storico presidente del
comitato olimpico piacentino, e Sandro Puppo, ex calciatore e allenatore di
fama nazionale e internazionale. La candidatura di Franzanti
era spinta dal CONI, mentre per Puppo furono raccolte un migliaio di firme di
cittadini e tifosi. Tutto però si risolse in un nulla di fatto, nonostante la
questione fosse stata riproposta dal quotidiano Libertà nel 1992. Le
problematiche dell’impianto emersero in pieno nel 1993, quando
inaspettatamente il Piacenza fu promosso in serie A. I biancorossi si
ritrovarono nella massima serie (e con un tifo più vitale che mai) con uno
stadio costruito per le esigenze di una serie B di 25 anni prima. La
normativa vigente imponeva il minimo di capienza a 20.000 spettatori per la
serie A: si rese quindi necessario un aumento di posti. Dopo aver ampliato la
tribuna est con l’aggiunta del settore Distinti sopra il rettilineo già sul
finire del campionato precedente, si intervenne anche sulle curve installando
tribunette in tubolari (3 nella curva Nord, 4 nella curva Sud), esteticamente
discutibili e piuttosto instabili, ma teoricamente provvisorie per il primo
campionato di serie A. È in questo periodo che si registrano i massimi
storici di affluenza, entrambi contro la Juventus: 21.260 spettatori il 21
aprile 1994, addirittura 22.572 il 10 settembre 1995, quindi ben oltre la
capienza nominale. |
||

Due vedute della “Galleana”, prima e dopo le
ristrutturazioni del 1993
|
La decadenza
dello stadio ha seguito di pari passo il declino sportivo della squadra, e si
è accompagnata alle numerose modifiche alla normativa in materia di
sicurezza. Dal 2007 la capienza è stata abbassata a 17.000 spettatori
(limitando il settore ospiti) e sono stati installati i tornelli
all’ingresso, come richiesto dal decreto legge Amato. Nel 2011, dopo la
retrocessione in Lega Pro, la capienza è stata ulteriormente ridotta (10.000
spettatori), chiudendo i Distinti e il rettilineo: i gravi problemi societari
esplosi durante la stagione hanno praticamente azzerato gli interventi di
manutenzione alla struttura, accelerandone un decadimento che si è arrestato
solo con la nuova gestione targata Lupa Piacenza e poi Piacenza Calcio 1919.
Il degrado della tribuna
nella primavera del 2012 |
La targa con l’intitolazione
dello stadio a Leonardo Garilli |
|
|
Per
il campionato di Eccellenza 2012/13 è stato aperto solamente il settore di
Tribuna, dove si è concentrata l’intera tifoseria, mentre a partire dalla
stagione successiva riaprono i battenti i settori centrali di Distinti e
rettilineo, portando la capienza a 7.500 spettatori. Rimangono invece chiusi
e in condizioni di profondo degrado parte delle gradinate e la Curva Nord,
mentre la Curva Sud è utilizzata dalle tifoserie ospiti. Gli alti costi di
gestione, a carico delle società usufruttuarie (Piacenza e, in affitto dal
2014 al 2019, Pro Piacenza), e le problematiche legate al decadimento
strutturale ripropongono ormai ciclicamente la questione di un nuovo impianto
più moderno e adeguato ai numeri della realtà piacentina. A queste carenze si
è iniziato a ovviare a partire dall’estate 2019: l’adeguamento del “Garilli”
alla nuova normativa vigente ha portato al rifacimento degli spogliatoi, alla
sostituzione dell’impianto di illuminazione e alla posa di 13mila nuovi
seggiolini utilizzati per un accattivante restyling delle tribune, totalmente
riaperte al pubblico. Vedute delle tribune dopo il restyling del 2019 |
|
Nel
2025, dopo ben 32 anni, vengono finalmente smontate le strutture metalliche
sovrastanti le due curve e inagibili da tempo, mitigando il senso di
trascuratezza di uno stadio quasi desertificato dalle vicissitudini sportive
biancorosse. |
|