Gli stadi del Piacenza

 

PORTA CAVALLOTTI

(AREA MOLINI DEGLI ORTI)

 

Capienza: non disponibile

Dimensioni: 90 x 45 m

Periodo: 1919/1920

 

Prima partita: 26/10/1919,

Piacenza – 10° Artiglieria 2-1 (amichevole)

 

Ultima partita: 8/2/1920,

Piacenza-Parma 1-0

 

 

In vista del primo campionato della storia piacentina, si poneva il problema di trovare un campo da gioco adatto, dal momento che in città non ne esisteva uno con tali caratteristiche.

L'area venne adocchiata in un prato lungo il torrente Rifiuto nella zona dei Molini degli Orti. La si affittò per pochi mesi, solo per il periodo invernale tanto per smaltirvi il campionato di promozione. Poi se ne sarebbe riparlato. Giocatori, soci, dirigenti e appassionati tutti impegnati con badili e zappe a sistemare lo sconnesso prato, riempire buche, portare via sassi, a livellare l'area, tanto da renderla "omologabile". Il campo fu inaugurato il 26 ottobre 1919 con un’amichevole contro la rappresentativa del 10° artiglieria di stanza a Piacenza, presenti le autorità cittadine.

Le partite casalinghe si svolsero quindi sul terreno a barriera Cavallotti attorno al quale la gente faceva siepe fitta a ridosso della linea di fondo.

Tuttavia, il campo avrebbe denunciato lungo il corso del campionato non pochi inconvenienti. Misure ridottissime (45 x 90) e grosse scomodità per il pubblico. Per le partite di maggior richiamo un supplemento di lusso: lungo il campo, le sedie.

 

 

Una veduta aerea del campo sportivo

 

Scorcio del campo negli anni Sessanta

 

COMUNALE (BARRIERA GENOVA)

durante il fascismo Campo Alessandro Casali, dal 1937 Stadio del Littorio

 

Capienza: 6.000 circa (alcune fonti riportano in alcuni periodi 10.000)

Dimensioni: 110 x 65 m

Periodo: 1920/1969

 

Prima partita: 20/9/1920 (amichevole),

Piacenza-Milan 0-2

 

Ultima partita: 15/6/1969,

Piacenza-Sottomarina 4-1

 

 

 

 

 

La tribuna coperta

Le difficoltà per il rinnovo dell'affitto del campo di porta Cavallotti orientarono le ricerche per il nuovo campo verso un'altra zona. Esso fu realizzato utilizzando due praticelli dietro l'Autoguidovie divisi da un fossato, nel giro di pochissimo tempo tramutati in un rettangolo di gioco delle massime dimensioni con fondo erboso a zolle. Purtroppo niente drenaggio, mancava il tempo materiale. Era nato il glorioso stadio di Barriera Genova, teatro delle sorti biancorosse per quasi mezzo secolo.

Il nuovo campo in origine era spartano almeno quanto quello di porta Cavallotti. Niente tribune, solo un palco eretto più tardi dal genio militare soffittato da qualche copertone impermeabile. Nessuna rete metallica, ma sostegni in legno su cui si appoggiava il pubblico. Niente cinta in muratura, ma un semplice steccato in legno piuttosto sconnesso. Gli spogliatoi per le squadre erano costruiti da due baracche di legno fissate all'angolo del campo.

In seguito furono naturalmente realizzati numerosi interventi migliorativi: tribuna coperta (1933), pista di atletica (1935), gradinata di rettilineo (1945), curva (1950: una sola, non esageriamo...) e, da ultimo, l’impianto di illuminazione (1967). Eterno tallone d’Achille rimase un fondo ai limiti della praticabilità, figlio del mancato drenaggio iniziale: nelle partite invernali il terreno assomigliava a quello di molti campetti oratoriali causando innumerevoli rinvii per campo impraticabile.

L’impianto di Barriera Genova era il classico stadio di provincia, piccolo ma piuttosto “ribollente”, e capace di toccare punte di oltre 10mila spettatori (come nella sfida contro il Como, nel 1968). La cinta in muratura, piuttosto bassa, era la gioia dei “portoghesi” che vi si addossavano per sbirciare le partite: una pratica che provocherà l’unico incidente mortale. Il 2 febbraio 1965, giorno di derby con la Cremonese, uno spettatore salito sul muro di cinta viene colpito da pezzi di cornicione staccatisi dal muro stesso. Inoltre, con lo sviluppo edilizio del “boom” economico, si era venuto a trovare non più in periferia, ma in mezzo a numerosi edifici.

Per tutte queste sue caratteristiche, fu ritenuto inadeguato quando, alla fine degli anni Sessanta, le vicende sportive portarono il Piacenza a lottare per la promozione in serie B. Fu allora che, per iniziativa del presidente (nonchè imprenditore edile) Vincenzo Romagnoli, sorse il nuovo stadio, situato nella zona della Galleana. La festa di addio allo stadio di Barriera Genova coincise con la festa per la promozione in serie B della formazione allenata da Tino Molina, dopodichè l’impianto fu abbattuto per lasciare il posto a nuovi palazzi abitativi.

 

 

 

 

Campionato 1969/70: Piacenza-Cesena

 

 

Una foto aerea degli anni Novanta

 

COMUNALE (GALLEANA)

dal 26/1/1997 “LEONARDO GARILLI”

 

Capienza: 16.000 circa (originaria); 21.608 dal 1993; 17.800 dal 2007; 10.000 dal 2011

Dimensioni: 105 x 65 m

Periodo: 1969/2012

 

Prima partita: 31/8/1969,

Piacenza-Torino 1-1 (Coppa Italia)

 

Ultima partita: 20/5/2012,

Piacenza-Prato 1-0

 

Il plastico del progetto

Lo stadio della Galleana (ribattezzato “Leonardo Garilli” in memoria del defunto presidente) è passato da “avveniristico” e “moderno” (come era stato definito nel 1969 all’inaugurazione, forse al confronto con lo stadio di Barriera Genova) a “inadeguato” ai giorni nostri. In effetti l’impianto presenta diversi difetti, a cominciare dalla lontananza delle tribune dal campo (separati dalla pista di atletica). A lungo ritenuto sovradimensionato (lo è tuttora, vista l’affluenza), ha registrato tuttavia “pienoni” storici in coincidenza con partite-clou: basti pensare ai 13mila spettatori nel derby col Parma del 1973 o ai “tutto esaurito” nelle sfide contro Genoa (1975), Brescia (1985) e Bologna (1987). Con la promozione in serie B del 1987 (e il conseguente ritrovato entusiasmo) si cominciò a parlare di lavori di adeguamento e addirittura di un nuovo stadio da 27mila posti, ma tutto rimase come era, nonostante l’impianto cominciasse a dare i primi sintomi di inadeguatezza.

I veri problemi che posero l’attenzione sulla “questione stadio” sorsero nel 1993, quando inaspettatamente il Piacenza fu promosso in serie A. I biancorossi si ritrovarono nella massima serie (e con un tifo più vitale che mai) con uno stadio costruito per le esigenze di una serie B di 25 anni prima. La normativa vigente imponeva il minimo di capienza a 20mila spettatori per la serie A: si rese quindi necessario un aumento di posti che fu ottenuto ampliando la tribuna est (l’altra tribuna, quella dei “vip”, era già a posto) e soprattutto le curve. Esse in origine erano semplici strutture ad anello, piuttosto basse e costruite in muratura. Furono ampliate con l’innalzamento di tribunette in tubolari (3 nella curva Nord, 4 nella curva Sud), bruttissime a vedersi e piuttosto instabili, ma “provvisorie” per il primo campionato di serie A. Dopo quasi vent’anni sono ancora al loro posto, lontanissime dal campo e sempre più vuote, complice lo spopolamento dello stadio e la decadenza del tifo organizzato. Altri problemi quando, dopo i gravissimi incidenti di Catania (2 febbraio 2007), il decreto legge Amato ha imposto l’installazione dei tornelli per l’ingresso “filtrato” del pubblico: il risultato è stato che nella parte finale della stagione 2006/07 solo gli abbonati hanno potuto accedere all’impianto. Dalla stagione 2007/08 la capienza è stata ridotta “tagliando” il settore ospiti e installando i famosi tornelli, ma senza risolvere il problema alla radice. Si è parlato ripetutamente di stadio nuovo, ma senza risvolti concreti.

Nel 2011, dopo la retrocessione in Lega Pro, la capienza è stata ulteriormente ridotta (10mila spettatori circa), chiudendo i distinti e il rettilineo. Dopo il fallimento, la LibertasSpes (ridenominata Lupa Piacenza ed erede de facto della defunta società) si è trasferita al Garilli: per la sola stagione 2012/13 si è utilizzata esclusivamente la tribuna, mentre dal successivo campionato hanno riaperto i battenti dopo due anni anche rettilineo e distinti.

 

 

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